Il “Manifesto” della razza nel giorno della memoria per Wikipedia e Wikisource

Screenshot_2018-03-07-13-14-24

Che, voglio dire, dopo aver regalato qualcosa come due euro a Wikipedia (non so se vi ho già scritto che ho fatto una donazione involontaria di due euro a Wikipedia) uno dovrebbe avere a maggior ragione il diritto di consultarla, se non altro per vedere le inesattezze e le macroinutilità che pubblica e denunciarle sul suo blogghino striminzito. Davide contro Golia, ma anche le frombolate sortiscono qualche effetto, talvolta.

Insomma, si va a vedere la pagina principale della versione in italiano di Wikipedia (con il proprio smartphone, che fa assai più figo –cosa volete, ormai il PC da tavolo non lo usa più nessuno-) e ci si trova il collegamento (“link” per i più fighetti) a Wikisource, progetto gemello di Wikipedia, la biblioteca che ripubblica testi di pubblico dominio scannerizzandoli da libri o riprendendoli da altre biblioteche sparse per il mondo (una ideona originalissima, bisogna riconoscerla, non ci aveva ancora pensato nessuno). Dico, si va a vedere quel link e si scopre che è uno “Speciale: Giorno della Memoria”, che se non mi sbaglio, era il 27 gennaio, va beh, è un po’ passata come data, ma lasciamo correre, vediamo qual è la “Rilettura del mese”: nientemento che “Il manifesto della razza” di vari autori, tutti squisitamente scienziati e intellettuali di matrice fascista e di netta appartenenza al regime di Mussolini (Guido Landra, Lidio Cipriani, Leone Franzi, Marcello Ricci, Lino Businco) che hanno stilato una sorta di decalogo delirante, ponendo al punto 7° il titolo “ E’ TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI”, decalogo che ha condotto il regime a stilare le leggi razziali del 1938 e a portare il paese nella più totale devastazione sociale, mentre ci si avviava alla follia della guerra. Il “Manifesto della razza” come lettura consigliata, che sta per oltre un mese sulla pagina principale di Wikipedia non ha nulla a che vedere con il giorno della memoria, è un documento che dovrebbe soltanto essere dimenticato, invece questi professionisti dello scanner e dell’OCR lo hanno digitalizzato e immortalato a futura e imperitura memoria, ponendo un testo che esalta il razzismo come valore, a base per la celebrazione del giorno della memoria. E ci saranno sicuramente molti che hanno applaudito o che hanno apprezzato l’operazione, magari richiamando a difesa dell’indifendibile il valore di “cultura generale” che assume il testo in una biblioteca, che non deve guardare ai contenuti, ma solo a conservare, conservare e conservare. E allora perché i colleghi tedeschi di Wikisource non mettono in linea il “Mein Kampf” di Hitler?? E’ di pubblico dominio, possono farlo, non c’è alcuna limitazione legale. Ma se non lo fanno ci sarà un motivo. E il motivo è che quel testo nuoce gravemente alla società, riporta in ballo un regime, è stato scritto dal male assoluto. Ma perché, questi simpaticoni che hanno vergato il “Manifesto della razza” erano il bene incarnato e sceso sulla terra a miracol mostrare? E non è uno schiaffatone alla religione ebraica l’accostare l’originale grafica di regime del “Manifesto” alla stella di Davide? Macché, non c’è risposta. Di più, non se ne sono neanche accorti. Il massimo che ti possono dire è che Wikipedia è un’enciclopedia aperta a tutti e che se volevi potevi intervenire facendo valere le tue rimostranze e togliere quel contenuto. Che sarebbe stato puntualmente rimesso in linea pochi minuti dopo dai servetti del regime che hanno potere di vita o di morte su chiunque corregga qualunque cosa in Wikipedia. Perché Wikipedia è così: irreprensibile, impunibile, irresponsabile. E’ una sorta di zona franca dove tutto è possibile tanto non risponde mai nessuno del proprio operato.
Due euro frutto del mio lavoro per finanziare costoro. Se ci ripenso…

Commenti

commenti

Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.