Il Liceo Scientifico (senza latino!)

La signora ha la classica espressione di orgogliosa sicumera che ha la gente che sa di essere in torto prima ancora d’aprir bocca:

“Mio figlio si è iscritto al liceo scientifico -dice- ma quello senza latino!”

Ora, io ho un indefesso rispetto nei confronti dell’ordinamento scolastico italiano, e penso che se sono stati creati una sperimentazione o un indirizzo del liceo scientifico SENZA lo studio del latino, una ragione c’è. Solo che non è la ragione della signora:

“Ha preferito fare così perché il latino è una lingua morta, non lo parla più nessuno.”

E non lo dice, no, che il latino è una materia molto impegnativa che aiuta la logica e sollecita il cervello ad esercitare quel tarlo mai sincero che chiamano pensiero, come direbbe il Sommo Poeta. E che attraverso lo studio di una lingua si arriva a comprendere una civiltà intera, la sua letteratura, il suo modo di essere, ma si sa, ormai gli antichi romani son morti tutti, mentre invece i Che Guevara e i Jim Morrison che fanno bella mostra dei propri visi stilizzati su magliette e decalcomanie sono ancora vivi, sì, sì, certo.

Nessuno che dica: “Mio figlio non ha un cazzo di voglia di studiare, vuole evitare le materie in cui potrebbe avere dei problemi perché così se la cava con due o tre debiti al massimo alla fine dell’anno.” No, devono per forza dare la colpa al latino che c’entra quanto il due di coppe quando a briscola comanda bastoni.

E nessuno che abbia l’umiltà di dire che il latino è difficile. Sì, il latino è difficile, ma perché, è un difetto? Vogliamo farglielo capire o no ai nostri prestanti frugolini (tutti geni, naturalmente, ma come si permette questa scuola italiana di presentare delle materie così inutili?) che lo studio non è solo far quel che vogliono loro, ma che è soprattutto fatica e, perché no, anche una buona dose di rompimento di coglioni?

Poi bocciano (perché si boccia anche senza studiare il latino), e allora tutti a iscriverli a un diplomificio privato, perché di là, nella scuola pubblica, “i professori non avevano capito le reali potenzialità di mio figlio”!

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