I Draghi Locopei a scuola

Esiste un libro molto bello, oserei quasi dire bellissimo.
E’ "I draghi locopei" di Ersilia Zamponi. Un must per chi ama giocare con le parole, e una testimonianza chiara e semplice di come si possa e si debba fare scuola divertendosi.
"I draghi locopei" è, semplicemente, l’anagramma di "Giochi di parole". "Draghi" è una parola di senso compiuto, "locopei" non esiste, per cui è come se avesse contemporaneamente nessun significato e tutti i significati possibili.
Il volume ha una presentazione di Umberto Eco, che è decisamente la parte più noiosa del libro. Non leggetela.
Chi volesse sapere qualcosa di più su questa pubblicazione potrebbe andare a cercarsi qualche informazione qui.

A detta di tanti miei colleghi i miei alunni spesso peccano di ricchezza lessicale.
Trovo che non sia vero. Manca loro quell’elasticità mentale che li porta ad avere una consapevolezza linguistica, vera e propria.
Non sanno, perché nessuno gliel’ha mai spiegato, che la lingua, il linguaggio, il lessico e la grammatica, sono delle funzioni, non delle conoscenze.
Sono come dei muscoli che nessuno ha mai allenato, ma che non per questo non ci sono.

Per cui ho aperto una sorta di minilaboratorio su "I draghi locopei" con le mie quarte classi, cominciando a giocare con le parole italiane, condizione indispensabile per poterlo fare in qualsiasi altra lingua straniera.

Non importa che gli altri lo sappiano, tanto i miei colleghi, ma soprattutto le mie colleghe, questo blog se lo leggono. I ragazzi pure.

Ho cominciato con degli acrostici.

Si trattava di scegliere il nome e il cognome (o anche solo il nome di battesimo) di un compagno o di una compagna di classe e disporli verticalmente, formando un discorso di senso compiuto usando parole che cominciassero con ciascuna lettera del nome.

Paola, una ragazza venezuelana della quarta B dell’indirizzo IGEA ha fatto il migliore, utilizzando il proprio nome:

P ueden
A manecer
O scuros
L os
A maneceres

che può anche avere una traduzione sommaria in italiano:

P ossono
A lbeggiare
O scure
L e
A lbe

E’ poesia pura. Ci sono altri esperimenti che vi proporrò nei prossimi giorni.

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