Ho guardato “Servizio Pubblico” di Michele Santoro. E non lo guardero’ piu’.

Trovo imbarazzante l’osannazione e l’attenzione dedicata dai media alla prima puntata di "Servizio Pubblico" condotta da Michele Santoro.

Imbarazzante perché, in tutta franchezza, non l’ho trovata niente di che, perché, per quanto mi sforzi, non riesco a vedere dove stia il valore aggiunto di questo programma. Il fatto che abbia ottenuto, secondo quanto riferito dai quotidiani di oggi, il 14% di share, non aggiunge assolutamente niente alla cruda realtà scheletrica di una trasmissione che non mi ha convinto.

Però, se ha convinto la maggioranza degli spettatori, uno può pensare che sono in torto io.
Eh, certo, quando sono in tanti a dire una cosa vuol dire che quella cosa è vera. La maggioranza ha sempre ragione. Però la maggioranza degli italiani è anche quella che ha portato Berlusconi al governo.

Quindi, per favore, basta con lo sventolìo dell’Auditel, non è lo share che rende veramente pubblico un servizio pubblico. "Rai Isoradio" è un servizio pubblico, è un’emittente fondamentale perché informa in tempo reale sul traffico autostradale, ma l’ascoltano in pochissimi.

Cominciamo subito col dire che ho provato a connetermi al programma in Internet e non ci sono riuscito.
Server sovraccarico? Macché!
Streaming lento? Neanche per sogno!
Connessione ADSL con scarse prestazioni? Nisba!
Ero collegato con la chiavetta d’emergenza che ti fa aspettare una vita? Nòneeeeeeeee…
La questione era molto più semplice: stavo usando Linux.
Siccome per vedere la trasmissione gli utenti Windows usano un programmino che si chiama "Silverlight" quelli che ritrasmettono "Servizio Pubblico" avranno pensato  che va bene così.
Tanto chi usa Linux notoriamente non è degno di essere annoverato nel 14% di share.
Insomma, per vedere Santoro uno deve usare Windows. E perché? E se io non lo voglio? E se io non ce l’ho?? E se io faccio scelte diverse???
Nulla, ti attacchi, tanto qualche giovincello brufoloso che fa il fighetto contestatario e che abbia un portatilino con Windows lo si trova sempre.
Per cui, il servizio non è pubblico in quanto tale, ma è pubblico sulla base del sistema operativo che scegli di usare.

Va bene, andiamo sulla partizione Windows. Lo faccio perché il sito del programma di Santoro mi costringe a farlo, non perché a me piaccia.
E invece dovrebbe essere il contrario.
Sono loro che fanno un programma televisivo, se vogliono che io lo guardi devono darmene la possibilità.
Vorrei farlo presente, magari in uno di quei commenti "live" che la gente inserisce durante uno streaming, voi pensate che sia stato possibile?
Ma neanche per idea! E sapete perché non è stato possibile?
Perché avevo la tastiera rotta? Non ancora!
Perché mi facevano male i polpastrelli? Macché, sani come pesci (loro!)
Connessione che si era fatta l-e-n-t–i-s-s-i-m-a a causa dello streaming? Ma non fatevelo passare neanche per l’anticamera del cervello!!
Anche qui la questione era molto più semplice: non sono su Facebook.
E siccome loro accettavano solo i commenti fatti su Facebook, io non ho potuto dire la mia come gli altri e nello stesso modo degli altri.
Meno male che in quel momento ci aveva già pensato qualcun altro a farlo.



Alla fine ho optato per controllare se una emittente televisiva locale abruzzese lo stesse ritrasmettendo.
Ma naturalmente sul sito queste informazioni non appaiono.
Appaiono, in compenso, le coordinate bancarie dei conti correnti che servono per mandare i famosi 10 euro. Quelli ci sono.

Dal punto di vista dei contenuti mi aspettavo molto, ma molto di più. Penso anche di averne il diritto, visti il titolo e le pretese dell’iniziativa.

Penso di avere il diritto di credere che iniziare una trasmissione con "C
aro Biagi, caro Indro"
sia un mero artifizio retorico e non un segno distintivo di un servizio pubblico.
Ritengo di essere perfettamente legittimato a pensare che un giornalista che dice "Noi qua facciamo la nostra rivoluzione civile, democratica, pacifica" debba dimostrare coi fatti prima ancora che con le (belle) parole la portata della sua rivoluzione, soprattutto se esce da un accordo con la RAI per una buonuscita di oltre due milioni di euro (è inutile che i puristi della protesta storcano il naso, lo dice Wikipedia, che è la loro Bibbia -per fortuna non la mia- e se lo dice Wikipedia decidetevi, o è vero o cambiate Bibbia, non potete venirvela a prendere con me!) e fa trasmettere il suo nuovo programma da Sky perché è così bello non avere padroni.
Sono convinto di poter affermare che la presenza di un Travaglio che smette paulatinamente di fare il giornalista e fa sempre più l’attore di teatro non faccia bene a una trasmissione di informazione che pretende di chiamarsi "Servizio Pubblico", perché Travaglio è certamente libero di portare i suoi spettacoli teatrali in giro per l’Italia, e la gente è libera di andarli a vedere (o di non andarli a vedere) se lo crede opportuno, voglio dire, che problema c’è? Si va a teatro, si paga il biglietto, ci si siede, se ci piace lo spettacolo si applaude, se non ci piace si fischia. Ma è, appunto, uno spettacolo, un monologo. Una finzione (per quanto calata nella realtà). Se guardo una trasmissione giornalistica voglio un giornalista che faccia il giornalista, non un giornalista che fa l’attore. Voglio informazione, se volevo vedere il "Mistero Buffo" della casta non me ne sarei stato sul divano davanti a Rete 8, ma in fila al botteghino.
Credo sia mio preciso diritto dissentire con Santoro quando definisce Della Valle e De Magistris degli "scassatori", perché un imprenditore e un politico sono ruote dello stesso ingranaggio del sistema, e non è con le pagine a pagamento sui giornali o con i baci all’ampolla del sangue di San Gennaro che si il sistema viene "scassato".
Penso, e la Costituzione mi riconosce facoltà e diritto di farlo, che una giornalista giovane e senza dubbio carina che annuncia soddisfatta che su Facebook sono ormai 48000 le persone che hanno risposto a un sondaggio non costituisca di per sé un elemento di valutazione positivo, perché la giornalista sarà anche bellina e fresca, non lo metto in dubbio, ma quelli che non sono su Facebook chi li ha consultati? Perché se uno è su Facebook è su Facebook mentre se non è su Facebook è semplicemente fuori dal mondo?
Sono convinto di poter dire che l’affermazione di Lavitola per cui "Finché resisto, resto latitante" non sia una notizia, nel senso che non aggiunge nulla di nuovo a quello che la opinione pubblica italiana poteva sapere, subodorare, intuire.

Non guarderò più "Servizio Pubblico". Fine delle trasmissioni.


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Comments

  • Single a trent'anni  On 4 novembre 2011 at 18:02

    ma come, c’erano anche le donnine che si facevano toccare da berlusconi, non mancava nulla.

    Ormai Santoro e Travaglio sono monotematici. Non fanno servizio pubblico, parlano di abberlusconi e basta.

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