Flavia Amabile, la giornalista che si è finta undicenne su Facebook

Flavia Amabile, giornalista de “La Stampa” ha avuto un’idea:  si è finta undicenne, si è iscritta a Facebook, ha guardato un po’ il mondo dei pre-adolescenti di oggi dal buco della serratura e ne ha fatto un articolo giornalistico, apparso oggi nella rubrica “Tecnologia” a cura di Anna Masera (quella che annunciò con una certa soddisfazione “Mistero risolto: non è stato il ministro Fornero a chiudere il sito della Dpl di Modena”, senza tuttavia dire ai lettori CHI stesse veramente dietro alla firma che aveva  disposto la chiusura di quella risorsa).

La tendenza squisitamente giornalistica a voler vedere di nascosto l’effetto che fa non è nuova. In fondo, Flavia Amabile ha fatto quello che fanno tanti genitori oggi, senza necessariamente passare per la strillozzeria giornalistica: hanno semplicemente desiderio, motivo e legittimità di vedere che cosa comunicano i propri figli agli altri. Perché abbiamo paura di questi “social network” che rapiscono i nostri figli che scrivono e fanno, attraverso di loro, quello che vogliono, mentre noi restiamo al palo perché la conoscenza tecnologica ci appare incolmabile.

E quando ammettiamo che i nostri figli hanno una maggiore conoscenza rispetto a noi abbiamo già sbagliato il nostro approccio educativo. Facebook, dunque, chissà cos’avrà mai di così speciale questo Facebook da stregarci tutti, e chissà quali segreti nasconde. O, meglio, chissà quali torbidi segreti potranno mai nascondere i nostri adolescenti. Come scriveva Joni Mitchell in una delle sue liriche più belle: “Everybody’s saying that hell’s the hippest way to go / Well I don’t think so / But I’m gonna take a look around it though.”

Dice la Amabile “Le regole prevedono che si debba avere almeno 13 anni. Le regole prevedono anche altro: autorizzazione se si pubblicano foto di altri, richiesta ai genitori se si tratta di minori, nessun dato sensibile di altri sui propri profili. Ma chi le rispetta?”. Giusto, è un’ottima riflessione, a cui fa seguire una opportuna considerazione sui genitori che fungono da spinta propulsiva all’ingresso nella bolgia del web 2.0 da parte degli infanti.

Non è la risposta ad essere sbagliata, è la premessa che mi risulta poco utile: le regole sono quelle, sì, ma il problema non è quello che prevedono (che nessuno mette in dubbio) ma chi e in quali modi dovrebbe farle rispettare.

Facebook non dovrebbe entrarci niente. Non lo so, non mi sono mai iscritto a Facebook utilizzando un account fasullo (o forse sì, una volta, ma me lo hanno tranciato di brutto), ma sono perfettamente convinto che se Facebook dice che l’età minima per iscriversi sono 13 anni compiuti, e se dall’inserimento della data di nascita questo limite non risulta ancora compiuto, automaticamente non accetta l’iscrizione. La soluzione, dunque, è barare sull’età in modo da “ingannare” il sistema. Ma questa è colpa dell’utente e/o dei genitori, non di Facebook. Immagino che anche la giornalista, pur spacciandosi per undicenne abbia dovuto inserire una data di nascita che la facessse apparire come una ragazzina di tredici anni.

Insomma, se si agisce per volersi fare “tana” su Facebook per vedere chi gioca sporco bisogna giocare sporco un po’ anche noi. Se no che gioco è?

Qualcuno, come è naturale, “abbocca” al “fake” (ovvero al “falso” personaggio). Tra questi un’altra adolescente:

“È una ragazza del foggiano, la chiameremo Luana. A un certo punto mi chiede senza troppi giri di parole: «Chi sei?». Me lo scrive sulla bacheca, e quindi è visibile da tutti. Rispondo semplicemente: «Vivo a Roma, sono in prima media. E tu?». Scompare. La inseguo io stavolta, le spiego la stranezza del mio profilo senza foto: a scuola ci hanno detto che non si debbono pubblicare immagini proprie per evitare problemi, qualcuno potrebbe rubarle e usarle per scopi suoi. Replica con un «vabè», piuttosto disgustato. E quando le chiedo spiegazioni conclude la discussione con un «Chissene». Più chiaro di così.”

E certo che è chiaro. “Luana” ha fiutato l’imbroglio (le ha chiesto chi è, e poi li chiamiamo stupidi e ingenui i pre-adolescenti!) e ha dato poca corda alla sua nuova “amica” che non aveva nemmeno messo una sua foto sul profilo, liquidandola con un “Chissene”. Il “Chissene” non era rivolto alle regole, ma alla mania giustificazionista e moralista della giornalista. A “Luana” non importa niente se i suoi dati vengono usati da qualcun altro. E non vuole dare spiegazioni. E’ la giornalista a essersi posta in modo anomalo: ma chi è l’undicenne che va su Facebook a dire ai coetanei che non si devono mettere le proprie fotografie sul social network? Come minimo viene vista come una rompiscatole ad oltranza e abbandonata al suo destino. Che è esattamente quello che “Luana” fa.

In cinque giorni, prosegue la giornalista, i suoi contatti sono diventati una cinquantina. Beh, neanche poi tanti. Il numero di amici su Facebook è considerato un valore dagli adolescenti, più ne hai più la gente ti vede, ergo, più sei “figo”. Cinquanta contatti sono una miseria, una goccia nel mare per chi, complice la frequentazione delle scuole medie, in poco tempo racimola centinaia, se non un migliaio di “amici”.

Non è chiaro perché questa giornalista, anziché fingere, non abbia fatto un giro di interviste tra i genitori, e, soprattutto, tra gli insegnanti, che spesso si ritrovano involontari protagonisti di fotografie catturate con l’I-Phone e spedite alla velocità della luce su Facebook per il pubblico ludibrio degli amici (come facciano ad avere un I-Phone? Chiedetelo ai genitori!). Avrebbe scoperto veramente l’inferno dell’impotenza, della non capacità a gestire, della resa davanti a pre-adolescenti in costume da bagno che si mostrano come fossero dive conclamate, ragazzini che hanno il filmato porno sullo Smartphone, ricatti, bullismo, violenze (sì, anche quelle!) baby-gang a piovere e una bella granellata di cattivo gusto e menefreghismo a ricoprire il tutto.

Senza contare che Flavia Amabile, quella vera, su Facebook c’è davvero. Oggi ha 1269 “Amici” (immagino li conosca personalmente uno per uno). Lei sì che ha avuto più successo della sua pre-adolescente immaginaria!!

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