“Eidos” pubblica i nomi dei 159 indagati a Roseto degli Abruzzi. Ma uno è deceduto.

Eidos è un quindicinale di Roseto degli Abruzzi.

E’ a distribuzione gratuita (e non ho assolutamente niente contro i periodici a distribuzione gratuita) e contiene una altissima percentuale di pubblicità (e io non ho niente in contrario alla pubblicità e ai periodici che si autofinanziano ospitando annunci a pagamento di questa o di quella azienda).

Solo che, quando mi càpita di andare a comprare il quotidiano in edicola e me lo offrono con gesto quasi meccanico (gratis, s’intende!), rispondo sempre con un “No, grazie!”

Perché il fatto che io non abbia nulla contro la distribuzione gratuita di un periodico e la sua decisione di sostenere i costi di stampa e distribuzione con la pubblicità non vuol dire che io ne debba condividere per forza i contenuti o volerlo a tutti i costi. E questo mi pare lapalissiano.

Eidos”, nel suo numero 161, anno VII, ha ripreso la notizia, già pubblicata sul quotidiano locale “il Centro”, che riferisce dell’iscrizione nel registro degli indagati di 159 cittadini, di cui 17 vigili urbani per ipotesi di reato che vanno dal concorso in truffa al concorso come esterno in abuso d’ufficio, falso materiale o ideologico. Alcune contravvenzioni elevate sarebbero state “ridotte” nella sanzione e nell’infrazione contestata, permettendo un risparmio all’automobilista e creando un danno alle casse comunali.

Ho già detto che non mi piacque l’iniziativa de “il Centro” di pubblicare i nomi di TUTTI gli indagati, anche perché se ci fosse stata una sola assoluzione tra le 159 posizioni contestate, mi chiedevo se la stampa locale avrebbe avuto almeno il buon gusto di dedicare alla notizia dell’assoluzione lo stesso spazio che ha dedicato a quello della pubblicazione del nome, mettendolo in evidenza in un riquadro a parte.

Eidos” ha ripubblicato tutti i nomi, aggiungendo particolari in più. Intanto l’età e/o l’anno di nascita degli indagati per evitare spiacevoli casi di omonimia. Lodevole delicatezza. Inoltre, l’elenco degli automobilisti indagati viene ordinato per vigile urbano. Ovvero, non si sa solo che quel cittadino è stato indagato per aver beneficiato di una agevolazione nella riduzione della sanzione, ma anche chi è stato il vigile conciliante (una volta dovevano conciliare gli automobilisti, e va beh…).

Si dirà: “E’ diritto di cronaca, si tratta di dati pubblici e, quindi, possono essere ripubblicati anche in forma esaustiva”. Ripeto: “E se qualcuno venisse assolto??” Niente paura, la magistratura farà il proprio dovere e quando si arriverà a una sentenza, anche non definitiva, se ne darà debito conto.

Sembra un ragionamento che fila liscio come l’olio. Ma stavolta si dà il caso che uno degli indagati sia, nel frattempo, deceduto. E che sia stato, si veda il caso, uno dei vigili urbani di cui si fa l’elenco completo, nome, cognome ed età, a pagina 5 del numero in questione, mentre a pagina 6 sono riportati nello stesso ordine i vigili urbani, ciascuno con i nomi dei rispettivi beneficiati.

A pagina 6, dunque, appare la dicitura “vigile deceduto”, ma il nome e cognome del defunto appaiono regolarmente a pagina 5, per cui, sottraendo dall’elenco di pag. 5 i nomi dei vigili di pagina 6 si ottene il nome del vigile deceduto.

Si potrà sempre dire che, in fondo, anche il decesso di una persona è una circostanza pubblica.

Sì, ma si dà anche il caso che, nel diritto italiano, la morte dei presunto reo è causa di estinzione del reato. Cioè, un reato si estingue perché chi si sospetta l’abbia commesso, nel frattempo è morto. Per cui se Tizio ruba una mela, ma muore prima di un pronunciamento definitivo, il furto della mela si estingue. E Tizio, logicamente, non verrà mai condannato.

Né si potrà sapere, nel caso del vigile deceduto in questione, se era responsabile o meno dei reati che gli erano stati ascritti, perché non è cominciata nemmeno la prima udienza di primo grado e non è stata pronunciata nessuna sentenza, neanche non definitiva. Non si è entrati, in breve, nel merito dei fatti.

Era proprio necessario? Si doveva fare?? E se sì, per quale motivo???

A chi giova, sempre che giovi a qualcuno, l’eccesso di zelo di una cronaca che, alla fine, non assume più le caratteristiche dell’informazione, ma quelle della ridondanza e del “cumulo” di dati che arrivano prima ancora delle sentenze,  ma hanno effetti molto più distruttivi? Perché adesso chi glielo dice alla famiglia del defunto, ovvero di una persona il cui reato, se mai è esistito,  è già estinto, che quelli della stampa, come quelli della magistratura, erano “atti dovuti”?

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