Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 23/07/2010
Non è iniziata nel migliore dei modi la rassegna "Roseto Opera Prima", dopo lo sfarfallante, e per certi versi maldestro inizio della rassegna con la presenza di Michele Placido e del film "Il grande sogno" che, però, era stato montato male a livello di proiezione, così la gente si è vista le scene random, il finale all'inizio del secondo tempo, come un puzzle che non torna, e il pubblico non ci ha capito un cazzo. Però erano disponibili solo posti in piedi.
Insomma, si comincia bene.
La rassegna è iniziata in modo stanco e accaldaticcio, con le prime tre file riservate alla giuria e alle autorità. Erano mezze vuote.
La presentazione non è stata delle migliori, e va beh, questo càpita, ma la strada è ancora molto lunga e chi ben comincia dovrebbe essere a metà dell'opera, pasticci linguistici come "la prima opera prima" (beh, se l'opera è "prima", certo che è la prima, cosa dev'essere, la seconda?) sono comprensibili ma non dànno una splendida impressione al pubblico.
Il film era "L'uomo fiammifero" del regista teramano Marco Chiarini, che è venuto con la moglie e la bambina e quando la conduttrice ha rivelato che sono in attesa del secondo figlio (perché, voglio dire, un po' di privacy no? E' una notizia importante ai fini della visione del film? No, e allora??), il regista ha candidamente ammesso che "io ogni quattro anni devo inseminare", e va beh, bonjour finesse, dopo venti minuti di questo tira e molla il film è cominciato.
Non è nulla di che il film, a dire il vero. Qualche trovata divertente, specie nel finale, ma il costrutto è lento e fa fatica a decollare.
E' la storia di Simone, ragazzino, manco a dirlo, orfano di madre, oltretutto morta di tumore (perché la sfiga nei film è un ingrediente prezioso) che aspetta l'arrivo dell'uomo fiammifero, ripercorrendo i racconti materni, e inventandosi una serie di personaggi improbabili e degni, giustamente, della fantasia di un bambino.
Alla fine si renderà conto che l'uomo fiammifero non esiste (come Babbo Natale, o la Befana), e sarà solo allora, nel momento della disillusione, che diventerà grande.
Il personaggio del bambino è un misto di Pinocchio (che infatti ha per mamma una fata e che dice che la sua mamma è in cielo), Emil di Lonneberga (Simone viene costretto a starsene in casa sotto il controllo del padre, come Emil doveva andare in punizione nella piccola falegnameria), c'è un po' di Beckett che non si nega mai a nessuno (tutti aspettiamo Godot), un pizzico di Gian Burrasca che rincorre i maialini, senza pur tuttavia non essere nulla di nessuna di queste componenti.
In genere si comincia sempre con un titolo "piazzato". Cioè con un film che potrebbe non vincere ma per il quale la giuria darà qualche voto.
E se questo è il titolo "piazzato" chissà gli altri.
Dunque, Barbara Berlusconi si è laureata, con il massimo dei voti, in una disciplina filosofica, discutendo una tesi sull'economista indiano Amartya Sen, premio Nobel nel 1998 (credo).
La laurea è, ovviamente, triennale, perché, si sa, lo studio è attività faticosa, irta di perigli e incognite, Barbara Berlusconi è nata nel 1984, si è diplomata nell'anno scolastico 2002-2003, la laurea è triennale, insomma, ci vuole tempo, non son cose che s'improvvisano così alla bene e meglio, si sentono dire delle cose allucinanti, tipo gente che si è laureata col vecchio ordinamento e che si ritrova a fare la disoccupata, eh, se ne sentono dire tante, e allora come diceva il Manzoni "¡Adelante, Pedro, con juicio!"
Una bella laurea triennale che ha reso felice papà Silvio, la neo-dottoressa titolare del 7,143% di Mediaset, e Don Verzè.
Don Verzè, quello che è stato pregato dal Premier di farlo vivere fino a 150 anni, ha còlto la palla al balzo e ha immediatamente, ipso facto, creato una cattedra ad hoc e ad personam (Di Stefano, ora basta con questi latinismi, ci avresti anche rotto le scatole!) presso la sua Università di economia "seniana" (chissà se si dice così), ovvero basata sul pensiero autentico dell'economista indiano Sen, e chi poteva essere il docente perfetto per questa neocattedra? La Berlusconi in persona.
Nell'istruzione pubblica se vuoi fare il professore universitario, una laurea triennale non basta. Ma, soprattutto, ti devi fare il culo.
Ho amici ed amiche, persone stimatissime, rispettabilissime, di una onestà e di una integrità morali ed intellettuali che lèvati, che stanno facendo la gavetta da anni.
Quando mi laureai con una tesi sull'opera poetica di Miguel de Unamuno col cavolo che mi hanno detto "Possiamo darle una cattedra di poesia unamuniana qui in università", no, mi hanno stretto la mano, mi hanno sorriso, mi hanno dato il massimo dei voti, mi hanno accompagnato alla porta dell'Aula Magna, e mi hanno dato un calcio in culo dicendomi che ora il lavoro, se lo volevo, me lo dovevo trovare da me. Ma sorridendo, eh?
Che abbia sbagliato tutto io?
Fotografie del 23/07/2010
Nessuna fotografia trovata.