Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 01/07/2010
Sono in piazza, dunque, quelli che si mettono un post-it sulla bocca.
"Repubblica" ha pubblicato la foto che vi (ri)propongo a corredo di un articolo di stefano Rodotà (che è una brava persona e mi riprometto di leggere il suo intervento più tardi...).
Questi qui mi fanno paura. Sono ragazzini. Li guardo bene e mi paiono implumi, manifestanti indignati a fianco della casta dei giornalisti, connivente fino a ieri con il governo. Li vedo indifesi, ragazzi sbaragliati a manifestare contro una legge ingiusta a fianco di gente ingiusta. Perché:
- i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte dipendenti da testate e quotidiani che ricevono il finanziamento pubblico a getto continuo;
- i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte a servizio di testate ed editori il cui controllo, direttamente o indirettamente, è afferibile al Presidente del Consiglio;
- i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte gli stessi che non disdegnano di pubblicare particolari morbosi degli eventi di cronaca giudiziaria, di spellarsi sullo zoccolo indossato dalla Franzoni nel delitto di Cogne, di scannarsi sull'orecchino di Elisa Claps pubblicando perfino le foto del cadavere e dimostrando di non avere pietà per nessuno;
- i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte favorevoli alla clausola "riproduzione riservata" posta in calce agli articoli on line delle maggiori testate e che impedisce, di fatto, a norma della legge sul diritto d'autore, la realizzazione di rassegne stampa su eventi di attualità;
- i giornalisti che scendono in piazza oggi sono per la maggior parte favorevoli all'obiezione di coscienza e, quindi, al carcere per la pubblicazione delle intercettazioni contenute negli atti di indagine (vedere l'AD di SKY) perché hanno dalla loro gruppi editoriali che possono permettersi il lusso di assumere difensori di grido e affrontare un processo penale e un provvedimento disciplinare, cosa che non può fare un free-lance o un blogger.
Il bavaglio colpisce anche la rete, lo sappiamo bene, con l'odiosa norma sull'obbligo di rettifica previsto per qualunque sito web. Chi non si adegua va in carcere.
E, quindi, "scusate, non mi lego a questa schiera", come disse il poeta, sto in trincea, loro possono permetterselo di scendere in piazza e proclamare, indignati, lo sciopero dell'informazione.
Ma se l'informazione fa sciopero, le idee non si astengono. Mai. Non le mie.
Sono il fortunato possessore di una stampante a getto d'inchiostro Canon pagata 75 euro in offerta speciale al supermercato.
Ha due cartucce, una a colori e l'altra in nero. Quando se ne esaurisce una (solitamente quella a colori), come da migliore tradizione la stampante si blocca e smette anche di funzionare come scanner e fax.
Dovete fare la scansione di un documento? Dovete mandare un fax urgente scritto al PC, e passare direttamente i dati alla linea telefonica? Cazzi vostri perché se la cartuccia a colori scende oltre quel dato livello vi attaccate.
Va bene, dico, ora le compro tutte e due, tanto anche il nero sta per tirare il calzino.
Il negozio sotto casa le ha. Originali perché quelle tarocche non le fanno. O non le tengono loro. Prezzo speciale per me, 58 euro.
Guardo la negoziante e dico: "Cazzo, per 58 euro ricompro la stampante nuova!"
La tipa, grassottella, tombolotta e con lo sguardo vitreo, mi dice "Questo è un discorso stupido, perché le cartucce in dotazione alla stampante contengono pochissimo inchiostro e non sono originali..."
"No? Non sono originali... dunque, fammi capire, le cartucce tarocche non esistono per questo tipo di stampante, ma la Canon, che fabbrica gli originali e la stampante, non mette nelle confezioni che cartucce compatibili di marche sconosciute? Sarebbe come se il pizzaiolo andasse a comprare le focaccine!
E poi, fammi capire, bellina, "Discorso stupido"? Cioè, io sto per darti 58 euro, un venticinquesimo del mio stipendio, e tu mi dici che è un discorso stupido se ce ne rimetto meno di venti per avere una stampante *nuova*??"
"No, non volevo offenderti, [bugia cosmica!, n.d.R] è che anche se vai da Mediaworld le paghi lo stesso prezzo..."
"Allora vado da Mediaworld così lì non mi dicono che faccio discorsi stupidi!"
Naturalmente non sono andato nemmeno da Mediaworld perché due cartucce a quel prezzo mi sembrano un latrocinio. Sono più di 100.000 delle vecchie lire, e per me le lire non sono un ricordo, bella nìcchera, sono una categoria dello spirito.
Sono andato, invece, su cartucce.it. Dove lo stesso materiale, spese di spedizione comprese, mi è costato 14 euro in meno. Che, voglio dire, buttali via, con questi chiari di luna...
E poi che bello, le ho comprate sul web, tecnologia pura, in un minuto ho riempito i dati, ho pagato con PeiPàlle (così non do nemmeno gli estremi della carta di credito a loro)e la spedizione è garantita in 24 ore.
Cazzo, come ho fatto a vivere senza internet fino al 1997?
Come diceva Battiato? "Cos'avrei visto del mondo senza questa luce??"
Non avrei visto un ciùfolo, ecco. Perché dopo una settimana l'ordinazione non era ancora arrivata.
Chiamo l'ineffabile servizio clienti e mi dice: "No, la sua ordinazione risulta rifiutata perché non pagata!"
Non pagata? Allora l'addebito sulla carta di credito di una settimana fa di soldini che vi sono entrati in tasca, anzi, in banca, e che vi stanno producendo interessi cos'è, un "pourboire" per il vostro disturbo?
"Oh, sì, adesso vedo, è stato un errore del server, sa, ultimamente è successo molto spesso..."
"Mandatemi la mia merce e subito!" (mode Lisbeth Salander ON)
A tutt'ora la mail di conferma dell'invio tramite corriere non è ancora arrivata. Ho pagato regolarmente il 23 giugno scorso.
L'idea del giorno è quella di un lodo cosiddetto "allargato".
Ovvero la sospensione dei processi per il premier (fin qui nulla di nuovo) fino alla fine del mandanto anche se il procedimento è cominciato prima dell'assunzione della carica (e qui starebbe la rivoluzione copernicana).
Del resto, ha detto Bossi, "il premier lavora per il Paese, qualcosa gli devi dare".
Come se non bastassero i denari che si prende e che paghiamo regolarmente ogni giorno con le nostre tasse (versate, quindi sui redditi regolarmente dichiarati al fisco).
Ah, il tutto sarebbe esteso (da qui la denominazione di "lodo allargato") anche ai ministri, così si fa un favore anche a Blancher e al suo ministero "ad hoc".
La dichiarazione di Bossi non appare tanto assurda perché strampalata, anche se lo è. E' grottesca perché pretende di convincere gli italiani che è normale dare un contentino al Presidente del Consiglio solo perché lavora per il paese, così potrà continuare a lavorare indisturbato, soprattutto dai magistrati che gli chiedono conto delle proprie azioni.
Questa gente parla il linguaggio dell'assurdo facendolo passare per assoluta normalità, banalità, quotidianità e impunità. Allargata.
Dio è solo. O, quanto meno, lo è sempre di più il suo Vicario su questa miserabile Terra.
Ormai travolto dagli scandali sulla pedofilia, Benedetto Decimoràzzo ha concluso che il male è dentro la Chiesa quasi ad arrendersi all'evidenza di non poterlo estirpare, come a alzare le braccia non in un gesto goffo e scarsamente empatico di saluto, come suo solito, ma di resa.
Sì, nella Chiesa c'è il male. E allora? Perché non dovrebbe esserci? Ma, soprattutto, perché non arrivare alla conclusione successiva, ovvero che la Chiesa (intesa come organismo gerarchico, non come riunione dei fedeli, sebbene anche lì ce ne sarebbero da dire...) non solo contiene il male, ma è male di per sé?
Le autocritiche nella Chiesa arrivano con anni e anni di ritardo. Il "mea culpa" di questo pontefice potrebbe non arrivare mai.
Fotografie del 01/07/2010
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