Conciliazione obbligatoria anche per le cause civili di diffamazione a mezzo stampa

La fattispecie giuridica della diffamazione  in Italia non è, evidentemente, una modalità per difendere i diritti di chi sente derisa la propria onorabilità e agisce in giudizio per vedere ripristinati i propri diritti.

Se fosse veramente così, la diffamazione (soprattutto quella a mezzo stampa) nel nostro Paese sarebbe già stata depenalizzata, come è accaduto in Inghilterra, dove si paga un’ammenda salatissima che è pur sempre una sanzione pecuniaria.

Invece la diffamazione in Italia è ancora un reato penale. Gravissimo, naturalmente, perché è punito, nel massimo edittale, con la reclusione. Insomma, per scrivere delle cazzate qualunque su Tizo o su Caio su un giornale, un sito internet, un mezzo di diffusione qualsiasi si può anche andare in galera. La pena massima prevista dal Codice è di tre anni di reclusione.  
Esattamente quella prevista per chi viene giudicato colpevole di occultamento di cadavere.

Questo l’italiano medio lo ha capito benissimo, ed è la forza del "lei non sa chi sono io", "io la denuncio…", "io la mando in galera…" perché il "parli come badi!" è sempre un ottimo concetto da esprimere a chiunque ci sembra voglia attentare alla nostra integrità di mafiosetti dentro e spocchiosi fuori.
Così, se qualcuno dice qualcosa per cui noi ci sentiamo offesi, sporgiamo querela.
Sporgere querela non costa nulla, è un atto completamente gratuito, e soprattutto non si rischia niente. Non importa se quello che viene segnalato all’Autorità Giudiziaria è un reato o no. A stabilire quello ci penserà un giudice, eventualmente. Basta che sia una circostanza vera.
Per cui, se c’è una pubblicità che dice "Chi non mangia la Golia o è un ladro o è una spia", uno può sempre dire: "Io non mangio la Golia ma non sono nè un ladro né una spia" , querelare la Golia per diffamazione e se la causa va avanti ne avrà un po’ di notorietà, e se un giudice glielo riconoscerà, un po’ di soldi di risarcimento danni. 

Certo, c’è il rischio di dover tirare fuori un po’ di quattrini di avvocati, ma, in fondo, quello che si vuole non è mai la condanna di chi ci ha dato del ladro o della spia solo perché non mangiamo una caramellina di liquirizia, chè i tribunali, si sa, fanno paura in primo luogo ai querelanti. Perché a dimostrare la fondatezza delle loro tesi devono andarci loro in primo luogo. E se il giudice assolve il presunto diffamatore potrebbero essere guai seri per il querelante.

Per cui esiste un modo ancora più subdolo per avere quattrini e rischiare ancora meno, quello di ricorrere in sede civile anziché penale.

Si va dal giudice civile, la si tira per le lunghe (una decina d’anni, solitamente)  e alla fine se c’è stata diffamazione il diffamatore non rischia nessuna condanna penale (perché dopo dieci anni una diffamazione è già bell’e che passata in prescrizione), il diffamato i soldi li vede lo stesso, e se non li vede, tutt’al più paga le spese legali .

Insomma, intanto ti cito davanti al giudice, poi si vedrà.

Da oggi, per la parte civile riguardante la diffamazione a mezzo stampa, entra in vigore la cosiddetta "conciliazione obbligatoria".
Cioè, se ti senti diffamato da qualcuno prima ancora di rivolgerti al Tribunale Civile, devi, obbligatoriamente, cercare una soluzione stragiudiziale mediata da un organismo di conciliazione, con speciale autorizzazione del Ministero di Grazia e Giustizia.
Naturalmente non è obbligatorio accettare la soluzione proposta dal mediatore (che avrà il compito di cercare di trovare un accordo tra le parti) ma, in quel caso, si spalancano le porte del Tribunale e si dovranno pagare le spese anche in caso di vittoria della causa.

La diffamazione, anche se appare come il più evidente tra i campi di azione della conciliazione obbligatoria, non è certo la sola materia ad essere disciplinata (ci sono anche diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, contratti assicurativi, bancari e finanziari, responsabilità medica e Diocilìberi.

Gli avvocati sono incazzati come iene, anche perché non finisce qui. Infatti tra un anno la conciliazione obbligatoria riguarderà anche le cause condominiali e il risarcimento danni da incidenti stradali.

Insomma, l’avvocato e il giudice non servono più e c’è nostalgia per quella vaga strizza al basso ventre che la lettera scritta su carta intestata dell’avvocato faceva venire a chi la riceveva.

Il mediatore non stabilisce chi ha ragione e chi ha torto. Il mediatore si limita a trovare un accordo ragionevole a prezzi che sono anche tutto sommato accessibili. La lite si conclude in quattro mesi al massimo, e per una procedura di un valore fino a 1000 euro ciascuna delle parti in causa ne paga 65.
Ovvio che agli avvocati girino particolarmente le balle, una volta mi è capitato di consultare un avvocato che aveva un onorario di 250 euro l’ora, con 65 euro non ti fa nemmeno calpestare il tappeto dell’anticamera dello studio, figuriamoci!

Ma chissà poi cos’avranno da sbraitare, visto che nel Registro degli Organismi di Mediazione messo a disposizione dal Ministero della Giustizia  si trovano:
- Organismo di Conciliazione dell’Ordine degli Avvocati di Monza
- Organismo di Conciliazione del Foro di Nocera Inferiore istituito dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nocera
- Camera Arbitrale e di Conciliazione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola
- CAMERA DI CONCILIAZIONE istutuito (sic!!)  dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Brescia
- SACA s.r.l. – Sociatà di Avvocati per la Conciliazione e l’Arbitrato a.r.l.
- A.R.D. ORDINE AVVOCATI S. MARIA C.V. costituito dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di S. Maria C.V.
- Camera di Conciliazione forense di Ancona costituita dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Ancona
- Camera di Conciliazione Forense dell’Ordine degli Avvocati di Pescara
- Organismo di Mediazione Forense di Roma costituito dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma
- "Organismo di Conciliazione dell’Ordine degli avvocati di Massa Carrara" organismo non autonomo dell’Ordine degli avvocati di Massa Carrara

e qui mi fermo perché non ho più voglia di cercare oltre.

Le caste, quindi, una volta indignate, si ricostituiscono rinnovandosi sempre di
più, perché nulla cambi, anche se sembra (gattopardescamente) che cambi tutto.

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Commenti

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Comments

  • Single a trent'anni  On 22 marzo 2011 at 07:12

    Gli avvocati non possono essere conciliatori.

    Ecco perchè sono cosi’ incazzati.

    sa30a

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