Anonimato in rete: perche’ e’ un bene

Son debitore delle gratie al polisistèmico (1) Single a trent’anni il quale in uno de’ suoi commenti viciniori m’istiga, anzi, mi pùngola, come suol fare, a ragionar d’un tema che m’è caro, quello dell’anonimato (in rete o no) come diritto.

Ora però la smetto di fare l’imbecille perché il tema sollevato dal diverticolitico (2) è veramente serio.

Intendo per anonimato esattamente il diritto che ciascuno ha di non rendersi riconoscibile, e, quando possibile, irrintracciabile, in qualche modo, dal destinatario di un messaggio, o di una comunicazione scritta o telefonica.

E sì, lo ritengo un diritto. Inalienabile. La nostra Costituzione parla di libertà di corrispondenza (quindi di comunicazione) in questi termini:

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge. [Art. 15]

Quindi non si parla solo di libertà di comunicare a chi si vuole ciò che si vuole, ma anche della segretezza di ciò che si comunica. Quindi anche del mittente delle comunicazioni.

Per "corrispondenza" si intende anche quella spedita in via telematica. E-mail, SMS e telefonate sono ugualmente protette  per effetto di una legge che è la 547/93 e che dice che per quello che riguarda le sanzioni stabilite dal Codice Penale:"Agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per "corrispondenza" si intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza".

Lo so, son cose che dànno fastidio e provocano tremori e fortóri, ma è così.

L’anonimato è un concetto inscindibile dalla libertà di corrispondere.

Uno studente iraniano, o nordcoreano, o cinese, o cubano, o italiano, di qualsiasi altro paese in cui sia messa in serio pericolo la libertà di espressione, e nel quale rischi di dover scontare una pena per aver comunicato le sue opinioni, deve poter restare irrintracciabile.

Proprio perché il fatto di aver trasferito all’estero delle informazioni (ad esempio alla redazione di un giornale) lo espone a un rischio concreto e reale di limitazione della sua libertà.

Per questo esistono strumenti come, a puro titolo di esempio, i remailer anonimi che, uniti all’uso di un programma di crittografia forte come il PGP, rendono praticamente vano il tentativo di risalire al vero mittente di un messaggio.

Ora, quali sono i motivi che spingono una persona a non farsi riconoscere dal destinatario? I più disparati, naturalmente. Una persona potrebbe avere un/un’amante e voler comunicare con lui/lei in modo riservato e senza essere scoperto/a dal/la rispettivo/a coniuge. Sono cose molto delicate, e magari anche spiacevoli, ma in Italia non è un reato avere un/un’amante e, dunque, non lo può essere nemmeno corrisponderci per i fattacci propri. In un regime teocratico tradire la moglie o il marito potrebbe essere reato, epunito con una pena severissima. Per questo ritengo che sia un bene essere anonimi, perché non vorrei mai che un uomo o una donna fossero frustati a sangue solo perché sono innamorati di un altro/a. O solo perché si sono fatti una trombatina extra e si sono dati appuntamento nel tal luogo alla tale ora. Oppure si può scegliere l’anonimato perché si sta facendo qualcosa che non dovrebbe essere illegale (ad esempio rifiutarsi di denunciare un cittadino extracomunitario clandestino alle autorità) ma che lo è. O perché anche se non c’è nulla di male nell’inviare un mazzo di fiori al proprio avvocato (donna) io non voglio che il fattorino dell’Interflora sappia da chi riceve i fiori il mio avvocato (donna!). In particolare non voglio che sappia che li riceve da me. Così come non voglio che il postino o l’addetto alla distribuzione delle racomandate sappia chi è che scrive ai destinatari a cui consegna le lettere. Come tutti spedisco i miei auguri di Natale, ma non per questo metto il mittente sul cartoncino o sulla cartolina (lo so, non si scrive mai il mittente su una cartolina, ma perché, è proibito, forse??). Potrei aver bisogno di rispondere a un utente di un newsgroup, o di scrivere qualcosa su una bacheca pubblica e non volermi far riconoscere perché, si veda il caso, il punto è ciò che ho da dire, non chi sono ("che importa di me?")

Insomma, una persona può scegliere l’anonimato perché sono sacrosanti cazzi suoi. 

"Anonimato" significa irriconoscibilità o irrintracciabilità, non libertà di sfottimento e di rompere gli zebedèi al prossimo.  Certo, questo in linea di principio. Ma tra i principij e l’agire c’è una gran bella differenza. Sappiamo benissimo che una denuncia anonima non dovrebbe nemmno indurre la magistratura ad agire, ma spesso succede. Perché non è detto che una informazione, solo perché anonima, sia necessariamente falsa.

La gente ha paura dell’anonimato perché non si sa difendere. Già, ma perché bisognerebbe difendersi da un diritto? E, soprattutto, perché mai è necessario pretendere per noi quello che non siamo disposti a dare agli altri? Perché, parliamoci chiaro, il famoso #31# premesso a un numero di telefono perché non gli arrivi il numero del chiamante lo abbiamo usato tutti, prima o poi. Perché ci piace tanto vedere se quello risponde o no, per vedere se il telefono del destinatario è acceso (già, e perché ci interessa?) o perché, appunto, sono sacrosanti cazzi nostri.

Essere anonimi non significa usare uno pseudonimo (o "nickname"). Ma soprattutto non signica necessariamente commettere dei reati. I reati sono una cosa, e i diritti un’altra. Se una persona commette un reato credendosi irrintracciabile senza esserlo in realtà è un pirla. Se uno stato non è capace di proteggere i suoi cittadini dai reati che subiscono è uno stato che non ha nessuna credibilità.

Ma non si può negare ai cittadini il diritto di cercare la maggior protezione possibile della identità delle persone rispetto a quello che si ha da comunicare.

Quindi, non sono disposto a rinunciare all’anonimato solo perché qualcuno potrebbe utilizzarlo in un modo non del tutto ortodosso. Mi dispiace molto se una signorina viene trattata male anonimamente per via delle sue grazie o delle sue incontestabili abitudini sessuali, ma non è un buon motivo per togliere un diritto a miliardi di cittadini che, magari, lo usano per scopi leciti.

In una realtà in cui l’anonimato dovesse andare fuorilegge solo i fuorilegge avrebbero diritto all’anonimato.

Ed ecco perché non voglio una realtà senza anonimato, perché non voglio vivere tra i fuorilegge.

(1) Polisistèmico?

(2) Diverticolitico?

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