Annamaria Fiorillo a “In mezz’ora” tra “Ragion di Stato” e “non ricordo di aver autorizzato”

C’è sempre qualcosa di strano, anzi, di antico, quando un magistrato, ordinario o della procura dei minori (come in questo caso) compare in televisione.

Intendiamoci, non che sia disdicevole in astratto per un pubblico ministero apparire in una trasmissione televisiva, ma diventa quanto meno sospetto quando lo fa per rendere conto alla pubblica opinione di un atto o di un gesto compiuto nell’adempimento del proprio Ufficio.
Perché per definizione il Pubblico Ministero è soggetto soltanto alla legge, e il suo operato non ha e non dovrebbe aver nulla a che vedere con la pubblica opinione. Che è liberissima di criticarlo o di approvarlo, beninteso.

Il Pubblico Ministero Annamaria Fiorillo, della procura dei Minori di Milano, che fu il magistrato ad occuparsi del caso Ruby, e che alla affermazione "è nipote del Presidente Moubarak" rispose "Sì, e io sono Nefertiti", è stata intervistata da Lucia Annunziata a "In mezz’ora" di oggi.

E’ strano, generalmente è una passerella di prestigio per politici, uomini di cultura (molti i primi e pochissimi quest’ultimi), sindacalisti, Ministri della Repubblica.
Oltre a essere un palcoscenico invidiato e invidiabile per la Annunziata che con questo spazio si è tolta più di un sassolino dalla scarpa stretta della RAI.

E’ successo anche che nella trasmissione siano intervenuti Procuratori Capi, ma sempre per riferire di questioni generali o di principio.

Il senso delle dichiarazioni televisive di Annamaria Fiorillo, invece, mi è parso più tendere verso una plateale giustificazione, un "mea culpa", una gigantesca "excusatio non petita".

Perché che cosa spinge un Pubblico Ministero a parlare al pubblico, anziché rinchiudersi nel tradizionale riserbo e nella asettica chiusura ermetica a moralità garantita dei codici e delle leggi?

Non ha parlato di giustizia o di legalità (termine quanto mai labile: nel 1938, una volta approvate le leggi razziali si era in piena legalità; negli anni ’50 condannare una persona per adulterio significava "legalità", fino al 1972 era "legale" mandare un obiettore di coscienza in galera perché si rifiutava di compiere il servizio militare di leva), ha parlato si sé, del perché ha agito in un certo modo piuttosto che in un altro, con la Annunziata che, man mano che il tempo passava, sembrava aver assunto lei il ruolo di Pubblico Ministero, mentre la Dottoressa Fiorillo più che un’intervistata sembrava sentirsi sul banco degli imputati. Televisivi, beninteso.

Ma "imputata" di che cosa? Qual è l’errore madornale di cui si sente colpevole?

"Io credo di aver commesso un errore quella notte a non insistere sulle mie disposizioni", spiega.
"Quando mi fu ripetuto dell’illustre parentela – ha aggiunto la Fiorillo – risposi verifichiamola. Se ne abbiamo certezza e c’e’ questa persona che chiede la minore in affido allora accertiamo la sua identità e poi procediamo.  Il funzionario della questura con cui parlai aveva un tono molto rigido, come se non potesse fare, dire altro, e io, sorprendendomi, ho ribadito le disposizioni. Siamo arrivate quasi a un diverbio. Continuava a ripetere che c’era questa persona che voleva la minore in affido, mentre io insistevo con le disposizoni già date. Dovevo capire che il funzionario – sì, ricordo che era una donna – era costretta ad agire in quel mondo e avrei dovuto dirle di passarmi i suoi superiori e di procedere come le avevo detto e invece non l’ho fatto"

Ma la cosa che mi ha lasciato più perplesso è stata quella che la Annunziata ha definito, «la corda con cui la stanno impiccando» e cioè una frase scritta nella relazione dello stesso Pubblico Ministero Fiorillo, in cui, per sua stessa ammissione (lo dice alla Annunziata) elenca una serie di circostanze che fanno capo ai suoi ricordi di quella notte: «non ricordo di aver autorizzato…»

Il Pubblico Ministero, a proposito di quella frase ribadisce: «Avrei dovuto scrivere "ricordo di non aver mai autorizzato"».

E non sono differenze da poco per una persona abituata a leggere nelle pieghe del linguaggio i vari moti dell’animo umano.

Se la Fiorillo ha scritto (e, aggiungo, sottoscritto) «non ricordo di aver autorizzato…» significa che potrebbe avere o non avere autorizzato qualcosa ma che non se lo ricorda.
Se, invece, avesse scritto "ricordo di non aver mai autorizzato" avrebbe voluto dire che ricorda bene di non aver dato un’autorizzazione, dunque che ne è certa.

Sono frasi pesanti come macigni e che sono profondamente diverse fra loro.

«Le parole di Maroni? Forse le ha dette per ragion di Stato», ha aggiunto la Fiorilli nell’intervista.
Come se avesse riconosciuto implicitamente che c’è una zona d’ombra in cui nemmeno il Pubblico Ministero può agire senza che i suoi atti vengano coperti da una verità "altra" rispetto a quella che dovrebbe essere garantita dall’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge prevista dalla Costituzione e dall’indipendenza del potere della magistratura.

"Ragion di Stato" o no, la gente vuole sapere com’è andata. E pare proprio che non lo saprà mai.
Ma tanto che c’importa? Domani sera ci sono Fini e Bersani alla trasmissione di Fazio e Saviano…
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