Andrea Parodi due anni dopo: sirbones isperdidos

Sono due anni che Andrea Parodi è morto.

Preferisco usare questa espressione piuttosto che le più scontate e pietose, nonché pietistiche "se n’è andato" (ma se uno se n’è andato magari dopo torna, Andrea Parodi non torna più) o "è volato via" (già, ma dove?)

Andrea Parodi era la voce solista dei Tazenda.
Una sera, a Sanremo, assieme a Pierangelo Bertoli, la Sardegna salì sul palco con questo groppo che aveva un solista con una voce cristallina e potente, magro magro e coi capelli lunghi.

Poi tutta l’Italia cominciò a cantare "chirchende ricattu chirchende" senza minimamente sapere che cosa volesse dire, la gente ballava al ritmo di "Nanneddu meu" e si commuoveva davanti ai verso di "No potho reposare".

Andrea Parodi morì per un tumore allo stomaco (i soliti buonisti direbbero "un brutto male", ma certo che il male è brutto, se n’è mai visto uno bello?), ma tre settimane prima aveva portato all’Anfiteatro di Cagliari il suo ultimo concerto.

Praticamente somigliava già a un cadavere, era uno scheletro rivestito, senza capelli e si reggeva a malapena in piedi, tanto da dover essere costretto a sedersi più e più volte.

Ma la voce e l’interpretazione, nonché gli arrangiamenti dei brani erano da brivido. La versione live di "Astrolicamus", un brano scritto da lui dopo la sua separazione dal gruppo, è impeccabile. Così come il gioco della rima "sos armentos"/"sos trabentos".

E’ bello ricordarsi di Andrea Parodi ogni tanto.

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