A Fedor Michailovic Dostoevskij

Caro Dostoevskij,

Le scrivo perché, casualmente, quest’oggi mi son ritrovato tra le mani il Suo “Delitto e castigo” in una non certo pregiata edizione distribuita assieme a un settimanale cattolico italiano.

Questa abitudine di offrire i classici della letteratura come cadeau per l’acquisto di un giornale, per certi versi inquieta e sminuisce il lavoro dello scrittore che si ritrova ridotto a oggetto di mero consumo. E Lei sa molto bene quanto sia frutto d’immenso lavoro l’opera letteraria. A guardare certi Suoi abbozzi o certi Suoi manoscritti c’è da restare impressionati nel vedere quanto e come la pagina stampata sia lontana da quella scritta. Dev’essere anche per questo che la mia prima scelta di vita è stata la filologia.

Mi dica, Dostoevskij, Lei che sa tutto di delitti, di castighi, di umiliati, di offesi, di idioti, Lei che ha visto la sofferenza mentale degli ultimi e la stupidità dei primi, mi dica com’è che io non sono riuscito ad andare oltre le dieci pagine non solo di un Suo romanzo, ma anche dei Suoi colleghi russi a Lei antecedenti e posteriori. Chechov, Turgeniev, Gorkij, Tolstoj, fino toccare con un dito quel Bulgakov che, ne son certo, anche Lei avrebbe in sommo ispregio. Voglio dire, com’è che mi viene a pigliare Morfeo per portarmi seco lui ogni volta che provo (e, La rassicuro, con le migliori intenzioni) a leggere qualcosa che sia stato scritto nella Grande Madre Russia. Perché scrivete tutti in quel modo bizzarro e noioso fin nei nomi? Perché se Evgenij Sergeevich Parlopov incontra Anna Godorovna Stephànova sulla Prospettiva Nevskij (dove, se no??) il dialogo dev’essere er forza di cose più o meno il seguente?

“Buongiorno, Anna Godorovna Stephànova.”

“Salute a Voi Evgenij Sergeevich Parlopov.”

“Dite, Anna Godorovna Stephànova, avete notizie di vostro zio Ivan Konstantivich?”

“Egli è molto malato, caro Evgenij Sergeevich Parlopov. E’ mia cugina, la buona Petra Ivanka Konstantinòva, che si prende cura di lui e della tomba di mia zia, la cara Galina Serbanskaja….”

Ecco, lì piglierei il delitto, il castigo, gli umiliati, gli offesi, la guerra, la pace, le anime morte  e li manderei volentieri a far compagnia assieme a quei due buontemponi del Maestro e Margherita che anche lì ci avessi mai capito qualcosa.
Perdoni il mio sfogo e la mia impertinenza e mi riservi pure due ceffoni dati con le sue mani, gliele bacio volentieri di lontano
Suo

Valerij Sergeevich Stefanov

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